Come in un viaggio, nello studio di psicoterapia si incrociano strade, si intrecciano storie. 

Chi parte ricerca un sogno, una realizzazione, una liberazione...ma è la strada, con i suoi ostacoli, le sue difficoltà, le sue sorprese e i cambi di rotta che definisce il vero e più intimo cambiamento: quello della propria prospettiva, quello che ci riporta a noi stessi.

In questi anni ho avuto l'onore di accompagnare in questo viaggio di ri-scoperta uomini e donne che a partire da un disagio, un dolore, una sofferenza, hanno saputo osservare pazientemente la strada che stavano percorrendo aprendosi al nuovo ma anche osservandosi allo specchio, con i propri pregi e difetti, imparando quello che è davvero importante, alla fine di tutto: accettarsi.

Io, di fronte a loro, ho raccolto una serie di affermazioni che penso possano essere utili per chi è alla ricerca di sè stesso, per chi come loro sta vivendo un periodo difficile ma non riesce a trovare la forza per fare il primo passo e iniziare il proprio percorso.

Come una fotografia, trattengo le loro tracce, le loro storie, le loro memorie.


*Tempo fa non capivo cosa mi stesse succedendo. Passavo ore a letto a piangere disperata e completamente inerme, bloccata. Credevo di essere pazza. Con il passare delle sedute ho capito che questi momenti depressivi fanno parte di me ma ho imparato a gestirli e ora non hanno più il potere di annientarmi completamente. Ora sento di avere io il controllo della situazione e all'arrivo dell'ondata di tristezza la accolgo, cerco di comprenderne il significato, e poi la lascio andare, cercando di dedicarmi ad attività che mi fanno stare bene. Ho scoperto che gran parte del mio disagio dipendeva dalla mia dedizione e attenzione nei confronti degli altri. Ora invece ho imparato a dedicarmi a me stessa, ad ascoltare e assecondare i miei bisogni, a sentirmi più libera*.

Da un sogno portato in terapia: *E' buio, sto scappando da qualcuno. Vedo una ragazza spaventata nascosta dietro un cespuglio, la prendo per mano e la invito ad alzarsi. Iniziamo a correre insieme, mano nella mano, io davanti a lei. Quando mi giro per chiederle come sta rimango scioccata nel vedere che quella ragazza sono io*.

*Dopo numerosi tentativi falliti di procreazione medicalmente assistita nel momento in cui ho deciso di iniziare una psicoterapia e gli incontri si sono susseguiti nel tempo sono rimasta incinta. Il motivo resta un mistero. E' stato il caso? Il destino? Era arrivato il mio momento? O c'era qualcosa che mi bloccava dal punto di vista psicologico? Quello che so per certo è che con questo percorso sono cambiata ed è cambiato il mio punto di vista sulle cose. Quando sono arrivata qui soffrivo di attacchi d'ansia, mi sentivo incapace di riuscire a raggiungere un obiettivo per me importantissimo: diventare madre. Il solo pensiero di doverci rinunciare mi dava l'idea di un futuro vuoto, mi sentivo smarrita e la mia mente era offuscata. Aprendo la visuale sulle cose positive che animavano la mia vita e che si trovavano al di là di quell'obiettivo che mi sembrava ormai un miraggio, il senso di appagamento ha colmato il senso di vuoto che era diventato per me insopportabile. Proprio nel momento in cui ero pronta a lasciar andare tutto è cambiato dentro e fuori di me.*

*Odiavo la mia vita, ma ora ho capito la differenza tra pulire e ristrutturare e sento il bisogno di ristrutturarla. Pulire significherebbe solo togliere lo schifo, ristrutturare invece significa abbattere una parte del vecchio per lasciare spazio a qualcosa di nuovo, pur rispettando le regole e mantenendo l'integrità iniziale*

*La mia impulsività mi ha portato a compiere azioni distruttive. Parlandone ho imparato ad avere un maggiore controllo sulle mie sensazioni, ma anche a conoscere le emozioni che si celano dietro. Ho imparato ad analizzare le mie paure, ad analizzare i problemi e a diluirli, senza la pretesa di risolvere tutto e subito. E per certe cose ho imparato anche a dire "Io mi arrendo".*

*La mia insicurezza mi ha spesso portata a diventare invisibile agli occhi degli altri quando il mio bisogno di fondo era invece quello di entrare in relazione. So che devo mettermi in gioco e giocare tutte le mie carte perchè ora le conosco e, conoscendomi, non posso più permettermi di nascondermi*

*Se ripenso ad un anno fa non mi riconosco più. Gli attacchi di panico erano talmente forti che non riuscivo più a guidare ed andare a lavorare. Ora sto bene e mi sento rinnovata perchè ho imparato a conoscere le mie emozioni, accettare i miei pensieri e a dire le cose nella giusta maniera perchè se tengo tutto dentro poi sto male*

*Quando il mio sintomo fisico è diventato talmente invasivo da diventare una vera e propria malattia ho capito che dentro di me qualcosa non andava. Da lì è iniziata la mia trasformazione. Per anni mi sono adattata a ciò che gli altri volevano da me non considerando, schiacciando chi sono veramente. La frenesia mi permetteva di chiudere dentro di me la mia emotività che poi si andava però ad esprimere attraverso il dolore fisico. Ora capisco che non devo pensare di risolvere questo problema ma imparare ad accoglierlo e chiedermi "E adesso tutta questa roba dove la mettiamo?". Così, ciò che credevo una debolezza può diventare un mio punto di forza*