SOS ANSIA

L'ansia è uno stato psichico prevalentemente cosciente caratterizzato da una vaga sensazione di preoccupazione o paura, più o meno intensa e duratura, che può essere connessa o meno a uno stimolo specifico immediatamente individuabile (interno o esterno) e percepito come pericoloso.

Essa si caratterizza per la presenza di 4 componenti: somatica, cognitiva, emotiva e comportamentale.

Dal punto di vista somatico (o fisiologico), durante la risposta ansiosa, il corpo prepara l'organismo ad affrontare la minaccia percepita, o a fuggire da essa: la pressione del sangue e la frequenza cardiaca aumentano, la sudorazione aumenta, il flusso sanguigno verso i più importanti gruppi muscolari aumenta e le funzioni del sistema immunitario e quello digestivo diminuiscono. Ecco perché chi è soggetto a stati ansiosi può ammalarsi facilmente o soffrire di disturbi a livello gastrointestinale. Esternamente i segni somatici dell'ansia possono includere pallore della pelle, sudore, tremore e dilatazione pupillare, aspetti quindi visibili alle altre persone, che non fanno che aumentare lo stato ansioso. La componente cognitiva, con aspettative di un pericolo diffuso e incerto. La componente emotiva, caratterizzata appunto da una vaga sensazione di preoccupazione e paura. La componente comportamentale, con tendenza alla fuga e all’evitamento di ciò che crea ansia. Questi comportamenti sono frequenti e spesso non-adattivi poiché non fanno che ampliare la sensazione di pericolo, rendendone impossibile una risoluzione. La sensazione di ansia e le reazioni mentali e fisiologiche che si accompagnano ad essa sono per un animale una risposta biologicamente utile a una situazione fisicamente minacciosa. Nella vita odierna, tuttavia, le reazioni di ansia non si scatenano soltanto quando la situazione minacciosa mette a repentaglio la nostra incolumità fisica, ma anche in una gran quantità di situazioni in cui la fonte di pericolo non può essere affrontata adeguatamente con un’aggressione fisica o con una fuga. Si pensi per esempio a un esame o a una prestazione pubblica in campo scolastico, sportivo o lavorativo, oppure alla conversazione con un possibile partner sessuale molto attraente o con una persona di status molto elevato. In tutti questi casi il nostro obiettivo non è salvare la vita e non lo possiamo ottenere aggredendo o fuggendo. In ognuna di queste situazioni invece dobbiamo usare una serie di complicate abilità cognitive, emotive, sociali e comunicative per ottenere certi obiettivi sperati.

 L’ansia è considerata normale se:

* è una risposta a un pericolo reale;
* la sua intensità è proporzionata rispetto all’entità di tale pericolo;
* scompare quando il pericolo cessa.

 Al contrario, in linea generale e ragionando per estremi, potremmo definire l'ansia patologica come una risposta ansiosa "esagerata" rispetto al suo oggetto, e cioè rispetto alla "reale" pericolosità dell'oggetto (situazioni, persone, oggetti, ecc.) che la scatena. Sintomi d'ansia troppo intensi rispetto alla reale pericolosità di una situazione possono avere un effetto dannoso per sé e per gli altri. 

Se, come abbiamo visto, la fuga e l’evitamento non rappresentano dei comportamenti risolutivi del problema, cerchiamo di capire in che modo è possibile intervenire per gestire il nostro stato ansioso. Sottolineo la parola gestire, e non eliminare, perché l’ansia rappresenta un’importante reazione psicofisica che non va eliminata, bensì ascoltata. La gestione dell’ansia dovrebbe quindi far ricorso alle 4 componenti di cui abbiamo parlato prima e che caratterizzano questo tipo di risposta.

Per la componente fisiologica, di fronte ai fastidiosi sintomi somatici che l’ansia porta con sé, gli psicofarmaci ad azione ansiolitica spesso non rappresentano la soluzione migliore. Essi infatti possono ridurre i sintomi in maniera veloce ed efficace, ma con effetto temporaneo. Il farmaco infatti agisce sul sintomo, ma non sulle cause dell’ansia. Gli psicofarmaci inoltre, oltre a svolgere l'attività per la quale si assumono (trattamento dei sintomi dell'ansia e non cura del disturbo d'ansia), se assunti cronicamente per periodi eccessivamente prolungati e magari anche senza il controllo medico, possono determinare, oltre che patologie organiche, anche una compromissione delle performance cognitive, che a sua volta può compromettere la vita lavorativa e relazionale.

A meno che l’ansia non sia talmente intesa da compromettere il proprio funzionamento quotidiano, meglio cercare di agire su altri fronti, primo fra tutti quello della presa di consapevolezza corporea. Attraverso l’attività fisica, esercizi di respirazione, esercizi posturali, apprendimento di tecniche di rilassamento è possibile agire in maniera consapevole e volontaria sui sintomi fisici collegati all’ansia.

L’aspetto psicologico, nelle sue componenti cognitiva, comportamentale ed emotiva, rappresenta l’aspetto centrale della questione. Spesso dietro all’ansia si nasconde un mondo fatto di tensioni, parole ed emozioni trattenute, frustrazioni, dolori, difficoltà che non trovano il giusto spazio e tempo di espressione ed elaborazione. Conoscere questo mondo sotterraneo rappresenta la via maestra nel prendersi cura della propria ansia, e di quei fastidiosi sintomi che vogliamo scacciare a tutti i costi, quando in realtà rappresentano degli importantissimi messaggeri della nostra interiorità e delle guide verso una vita più consapevole ed equilibrata.

Dott.ssa Eleonora Bottosso