IL POTERE DELL'IMMAGINAZIONE

Nella pratica dell'attività psicoterapeutica attribuisco un'importanza centrale alle immagini che il paziente porta in terapia attraverso il suo linguaggio metaforico, le sue fantasie e i suoi sogni. Immaginare significa “portare a rappresentazione” creando dei simboli, che possono essere personali o universali. La capacità di assegnare parole a sentimenti e di tradurre in azione le immagini costituisce la base della capacità di simbolizzazione. Queste operazioni di verbalizzazione delle esperienze non solo a livello razionale, ma accompagnate dalla presa di consapevolezza delle relative sensazioni nel corpo, possono essere allenate e stimolate dal lavoro terapeutico con l’immaginario che favorisce le importanti connessioni tra le aree del cervello portando ad usare le risorse dell’emisfero sinistro e dell’emisfero destro per aprire il percorso verso la guarigione biopsicoemozionale.

È ormai assodato che i metodi che danno spazio alle immagini costituiscono un prodigioso strumento per entrare in comunicazione con la sfera emozionale inconscia dell’essere umano e una straordinaria chiave d’accesso al mondo fantasmatico. L’utilizzo delle immagini:

-produce  un’azione di risveglio della nostra capacità di sentire con tutti i sensi, 

-apre la mente a percorrere i circuiti della memoria implicita, 

-favorisce una migliore integrazione del linguaggio logico e analogico, 

-inibisce le funzioni cognitive dell’emisfero sinistro ed esalta invece quelle sensoriali dell’emisfero destro, assai più importanti nella modulazione degli affetti. 

Il lavoro sulle immagini è possibile anche attraverso l'utilizzo di techiche di rilassamento associate a visualizzazioni guidate. Numerose ricerche sperimentali hanno evidenziato che il cervello non distingue tra realtà e visualizzazione. Le immagini mentali rispondono alle stesse leggi e processi delle percezioni reali. In effetti il cervello funziona in larga misura per immagini ed è tramite questo principale meccanismo che si manifestano gli effetti psicosomatici dimostrati dalla psiconeuro endocrinoimmunologia. Vari studi hanno dimostrato la possibilità di influenzare diversi parametri fisiologici, tra cui battito cardiaco, pressione sanguinea e percezione del dolore, tramite visualizzazioni guidate. Tra gli effetti del rilassamento immaginativo troviamo: 

-aumento dell'ampiezza e regolarità delle onde alfa, 

-diminuzione del consumo di ossigeno e della frequenza cardiaca e respiratoria, 

-regolazione della produzione dell'ormone cortisolo, 

-aumento notturno della produzione dell'ormone melatonina (con conseguente miglioramento della qualità del sonno). 

Ulteriori ricerche sulla corteccia motoria hanno dimostrato che essa è organizzata in base a specifici movimenti corporei complessi indirizzati nello spazio verso un obiettivo definito. Da ciò consegue che un movimento eseguito immaginando (visualizzando), ad es., di afferrare, respingere o disegnare un oggetto coinvolge il sistema nervoso molto più dello stesso gesto eseguito solo meccanicamente, stimolando e sviluppando in tal modo la propriocezione di quella specifica articolazione o area corporea. Conservare e sviluppare la capacità di visualizzazione è quindi di importanza fondamentale per l'uomo. Dal punto di vista psicologico, mediante l’uso appropriato della visualizzazione si può raggiungere un senso immediato di fiducia in sé stessi, sviluppare maggiore energia e vigore e utilizzare la propria mente per molti scopi produttivi. La visualizzazione, come prima definito, ha effetti a livello fisiologico, viscerale e umorale. In effetti se immaginiamo una esperienza personale ricca a livello emotivo essa ci condurrà a rivivere quel fatto nella sua essenza. Se si tratta di un ricordo possiamo rivivere l’emozione legata a quell’evento sia esso negativo o positivo. Spesso capita che i pensieri fobici sono sorretti da immagini terrifiche che si autoalimentano senza via di uscita. Col tempo danno luogo a scenari così invasivi che da soli costituiscono la malattia. In questi casi una immagine dà inizio ad una sequenza che attiva uno schema di ansia fobica inarrestabile. Tra gli studiosi è assodato che l’esperienza immaginativa, se fatta bene, ha la stessa valenza emotiva e cognitiva dell’esperienza reale anche per gli effetti che sia l’una che l’altra hanno nel definire lo stato di salute o di danno.


Dott.ssa Eleonora Bottosso